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12/7/2009

PREMIAZIONE SEDICESIMA EDIZIONE DEL PREMIO NAZIONALE DI POESIA INEDITA

“OSSI DI SEPPIA”

 

PREMIO OSSI DI SEPPIA 2009

Arma di Taggia, 6 dicembre 2009

Diritto a pubblicazione antologica gratuita, come previsto da Bando di Concorso.

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4° classificato

MASSIMILIANO LANCEROTTO (Udine: 1969)

 

Con Massimiliano Lancerotto siamo di fronte a un poeta animato da un profondo, sincero e per questo affratellante risentimento morale. L’ironia che detta il tono così riconoscibilmente agro-dolce delle poesie di Lancerotto è il “motore immobile” di un confronto con una realtà sempre di nuovo da accettare, da riconquistare.

 

 
3° classificato

LORENZO DI STEFANO (Termoli – Campobasso: 1989)

 

Lorenzo Di Stefano scommette su una poesia scarna, affilata, giocata tutta sul versante “essenzialista” della parola. I suoi sono versi brevi, che non concedono nulla all’effusività del discorso, concentrati come sono sulla forza evocativa della parola in sé, sul suo valore fondativo. Memore del lascito post-ermetico, Di Stefano si muove con abilità in uno spazio sospeso fra storia e (auto)biografia, dando prova di acutezza di sguardo e sentimento.

 

2° classificato

MAURIZIO BENEDETTI (Berna – Svizzera: 1968)

 

La levità e la leggerezza dei versi di Maurizio Benedetti riescono spesso nel piccolo incanto di trasportare il lettore in un mondo altro, surreale quanto può esserlo la realtà di tutti noi quand’è sollevata di un semitono… Convincente sul piano della tenuta stilistica e della pregnanza metaforica, godibile sotto il profilo dell’immediatezza comunicativa, la poesia di Benedetti torna a ricordarci di come al gesto del fare-poesia possa, o forse, anzi, debba accompagnarsi l’allegria della mente.

 
 

1° classificato

SEBASTIANO ADERNO’ (Avola – Siracusa: 1978)

 

Un singolare, tutt’altro che banale intreccio fra “astrattive” geometrie della mente, precisione nominalistica e religione degli affetti genera il fascino della poesia di Sebastiano Adernò. Poesia difficile, la sua, di precari equilibri sintattico-lessicali, eppure attraversata da capo a fondo da una grazia comunicativa che corrisponde a un’intenzione morale.

Con Adernò, ci troviamo di fronte a un poeta autentico, dal quale è lecito attendersi esiti di sicura eccellenza.

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